Angelo Marchetti è stato un artista che, per libera scelta, si è allontanato dal circuito “dell’arte” verso la fine degli anni ’70, scomparendo di fatto dal mercato, sia per tormentate vicissitudini esistenziali che per la volontaria scelta di estraniarsi totalmente (come forma di ribellione culturale alle regole imposte dal mercato), a costo di abbandonare nell’oblio il proprio successo d’artista. Ma nel contempo, non ha mai interrotto la produzione artistica, riservandola solo in parte ad una cerchia ristretta di collezionisti ed il resto per ricerca personale, ed ora riemersa alla luce.
Nel realizzare questa pubblicazione con opere fino ad ora mai esposte, alcune provenienti da collezioni private, si vuole ripresentare l'artista per il suo valore espressivo e ricollocarlo più compiutamente nel quadro globale dell'arte contemporanea e, per questo intento, si è pensato di far parlare direttamente il pittore, in una sorta di auto-presentazione, rivelando un suo scritto che fù utilizzato da Angelo come appunto personale, in occasione diuna prima serata per l’inaugurazione di una mostra presso la galleria d’arte “La Cripta”, attiva in Milano fino agli inizi degli anni ‘80. "Angelo Marchetti, nato a Milano 1930, ho sempre dipinto e scolpito. Ho frequentato per un breve periodo l'ambiente artistico senza frequentare la scuola intesa sul piano didattico. Ho considerato i maestri del passato affidandomi alla mia intuizione, ho cercato di ascoltare e d'imparare da chi, al momento in cui vivevo, ho ritenuto valido di chiarimenti. Mi sono estraniato dalla cosiddetta cultura, intesa come "fabbrica della cultura", ma ho sempre cercato di ascoltare le parole dei maestri di vita e di sviluppare poi nel mio intimo, i loro insegnamenti, per tradurre in azione il mio sentire fino all'estremo. Ho preso coscienza dei miei limiti, sia pure cadendo spesso in presunzioni, cercando subito dopo di ridimensionare la mia posizione di uomo. L'incontro quotidiano con la vita, mi ha fatto riflettere sulla scelta della mia realtà più vera, intendo dire la scelta ben distinta da quella realtà apparente, costruita da tutte le distrazioni mosse, dalla mia struttura a personalistica e cerebrale, ma di quella realtà interiore che ho potuto cogliere solamente nel silenzio e nell'astrazione di me stesso. Quella realtà non palpabile, ma che ha la possibilità di essere sentita è confermata in quella leva di sguardi che viene fatta in se stessi. La certezza di quello che affermo non posso dimostrarla che con le mie opere, benché essere non siano che molecole di questo mio sentire. Posso perciò dire in piena coscienza , di cercare, di cercare in continuità. Perché solo verso questo sono proteso. So solamente una cosa come tutti gli uomini sono chiamato, ma al tempo stesso non mi preoccupo di essere eletto. Testimone del mio operato e solo Colui che mi fa sentire di Essere un atto d'amore e solo verso Lui io devo corrispondere come una docile fibra dell'universo."
Angelo Marchetti, l’artista che credeva oltre che alla forza delle immagini, molto nel messaggio esoterico dei suoi quadri; per questo che è difficile spiegare quanto sia nascosto dentro un'opera, se non si conosce prima l’intimo religioso di Angelo artista e il suo evolversi come uomo dedicato all’arte; il suo rifiuto delle regole convenzionali, anche a costo di oscurare l’invisibile messaggio contenuto nelle sue tele, a favore della sua capacità rappresentativa d’immagine. Se è probabile quindi che l'invisibile sia importante quanto l'apparenza della rappresentazione, per entrare nella stanza di questa bellezza nascosta serve la curiosità di una mente che realizza il messaggio, che é percepibile solo dallo sguardo di un attento osservatore dotato di “grazia”.
L'Artista-uomo condivideva in modo viscerale quanto in sostanza è affermato da Sant’Agostino – che l’uomo senza la grazia sarebbe una bestia – e dunque curiosare nelle tele, tra le righe non scritte delle sue opere, è come entrare in un ciclo vizioso di chi vuol capire; ecco il capire esoterico, gli estranei sono esclusi e possono comprenderla solo quelli che, già iniziati, iniziati alla ricerca interiore la conoscono. In correlazione Angelo usava sovente l’esempio della risonanza per far entrare nell’intimo dell’opera e per meglio leggerla nel suo contenuto; tutti conosciamo dalla fisica il concetto di risonanza, un diapason vibra ad un suono solo se questo suono corrisponde alla sua propria frequenza, se questo non avviene, il suono, per il diapason non esiste in quanto non può percepirlo… allo stesso modo l’uomo per ogni percezione ha bisogno in se stesso di una corrispondenza in grado di – vibrare all’unisono – e di trasmettergli quindi la percezione attraverso la risonanza.
In alcune opere di Angelo Marchetti questo effetto è evidente ad ognuno e ha solo lo scopo di rendere più chiaro il principio che l’artista ostinatamente voleva divulgare…

Beppe della Petra

Leggendo sopra abbiamo inteso chiaramente lo spiccato senso di fede religiosa di Angelo Marchetti uomo-artista, come uomo alla continua ricerca, pur cosciente di non raggiungere mai la “sapienza”, ma ostinato nel cercare il significato della Grazia della Consapevolezza.
Come artista con le sue “tele”, che sono poi le sue traduzioni d’idee, il suo personalissimo modo di voler comunicare le emozioni e gli stati mentali; precisando che solo al termine della comunicazione, va attribuito un significato molto particolare, Angelo Marchetti artista, sa usare l’immagine come codice comunicazionale, cosciente che le regole sono soggettive ma non arbitrariamente interpretabili. Chi si confronta con queste opere d’arte, entra in risonanza con questo “mezzo-tramite” della comunicazione espressiva, non esimendosi dall’innescare i propri processi mentali che portano alle emozioni, dal godimento o stati di serenità a disagi interiori fino alle inquietudini.
Dall’apocrifo di Didimo Giuda Tommaso, §2 Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato e quando troverà sarà commosso e si stupirà¹, e così commosso contemplerà e regnerà sul tutto.”
Usando le parole di Angelo Marchetti "...Posso perciò dire in piena coscienza, di cercare, di cercare in continuità . Perché solo verso questo sono proteso. …”
Come questa continuità per Angelo è stata intensa e profonda, così in modo speculare ha scrutato il “buio” per meglio capire la Luce, ma in questo “buio” Angelo Marchetti per un lungo periodo ci ha viaggiato… Generando una serie d’opere denominate da lui stesso “ il periodo Buio “ o “Opere Nere.”
In questo volume di raccolta, per chi entra in frequenza con le opere d’arte qui proposte, sarà continuamente sollecitato da un’angoscia, in alcuni casi instillata internamente da immagine dopo immagine, in altre come forte vampata; non potrà sottrarsi dal provare disagi interiori ed inquietudini, ma se attenta é l’osservazione dell’opera, quando letta fino in fondo, potrà percepire il messaggio liberatorio, dell’anima che si spoglia dal pesante fardello del corpo, talune volte voluto deforme per esaltare ancora di più l’intrinseca imperfezione umana.
Osservando le opere di netto intendimento metafisico e surreale, lo sguardo non può far a meno di posarsi appassionato sulle figure dei corpi capaci di trasmettere angoscianti sensazioni, mentre l’insieme della pennellata forte vigorosa quasi a voler generare dolore sulla tela, capace di creare e modellare l’ambiente surreale del sogno. Questo tipo d’opere, lunghe nella lettura, tuttavia mai pesanti nella loro inquietudine né gratuitamente stucchevoli che, al di là dei significati che vi sono dentro, sanno portare l’osservatore per mano offrendo momenti intensi, cupi ma emozionanti, alleggerendo di tanto in tanto il contesto con la potenza del tratto e della pennellata per poi riproporsi nell’insieme con notevole spessore, ed è qui che il messaggio se percepito corre a segno.
Indubbiamente rappresentata c’è la sofferenza qui espressa a 360 gradi, ma non una sofferenza gratuita, ma una sofferenza di redenzione o da chi è stato illuminato dalla grazia dell’appercepire², la sofferenza che accompagna lo sforzo disumano di comprendere prima, poi il dolore liberatorio della raggiunta verità, ed ecco la Luce; la sinderesi emerge, si incrementa la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene. Globalmente apprezziamo certo l'intensità drammatica e la profondità del messaggio mostrato su più terreni, ma anche, da diversa angolazione, la capacità non comune di mescolare timbri e dinamiche differenti delle varie parti strumentali che compongono l’opera finita.
Già, solo dopo esserci soffermati su poche immagini, il buonsenso e il discernimento diventano concetti molto fumosi e vaghi, ma solo lo strumento-arte di Angelo si muove bene in questo spazio dando cosi un senso apparentemente non ragionato, ma di preciso tocco.

Beppe della Petra
¹ alcuni traducono: “avrà un tumulto”
² (appercezione) qui intesa come consapevolezza delle proprie percezioni

Dall'inizio degli anni ’70, Angelo Marchetti si è immerso in pieno nel suo inquieto periodo buio, accompagnato da una propria scarsa disponibilità al compromesso, un periodo dove il sentire è solo e unicamente vergato dalla drammaticità dell’esistenza personale, lo scandagliare nel più torbido sentire maledetto del binomio uomo-artista.
I quadri sono stati concepiti e realizzati principalmente nelle ore notturne, momento dove ogni minima interferenza quotidiana si annulla, breve istante di tempo in cui la stanchezza fisica lascia spazio ad un oscuro alone di confusione in cui ogni intrusione è legittimata dall’immateriale inquietudine della mente, che fotografando psicodrammi di vita vissuta (forse in realtà parallele…), abbandona da solo l’uomo a focalizzare il suo genio nel concepimento dell’opera. Qui si tradurrà in immagine dal forte impatto visivo, il suo sentire d’artista travagliato nell’intimo; infatti, le opere di Angelo sono concepite prima ancora di essere chiavi di critica estetica, come concetti filosofici. Composti da prima, scandagliando con delicatezza e senso del pudore le paure degli altri, per avere un riscontro di umanità in sé stesso, (forse raggiunto il limite della follia? …) poi in perfetto stile freudiano nel ricercare le emozioni nel proprio subconscio, dedicandosi con meticolosità a rappresentare le sue. Le opere che si collocano nello spazio come presenze vive e, in un certo senso, rese sacre dalla vivida presenza dell’Essere Superiore, anche quando questa presenza è posta al di fuori dei limiti spaziali dettati dalla tela, ed ecco la sacralità dell’opera.
La sacralità è esaltata nonostante un voler vituperare il corpo rappresentato talune volte come solo guscio, come impostazione biomorfica, fino a spingersi nel riprodurlo degradandolo ad un’impostazione strutturale amorfica.
Nell’affanno della drammaticità delle forme, si percepisce la redenzione dell’anima, la quale, con immensa fatica, esplode a discapito della carnalità contenitiva rappresentata. Queste opere sembrano non avere una mole, in certi casi appaiono prive di peso, e l'osservatore perde inesorabilmente il senso della dimensione: la pittura di Angelo Marchetti è sospesa tra materia e mente, tra legge e anarchia, tra organico e cristallino; il tutto dominato da una presenza eterea potente. Le immagini rappresentate sembrano porte o passaggi, a dimensioni superiori non sempre è chiaro se c'è un interno o un esterno ma è chiaro da dove proviene l’esplosione di liberazione.
L’immagine del tempo è rappresentata dai piani colorati, dalla stele di luce, fino agli oggetti posti immobili in una scena di veloce consumazione, quasi a voler definire l’inizio di un istante ultimo dell’atto rappresentato, atto che però è solo un transito, che anticipa inevitabilmente il cammino dell'uomo oltre la storia, nel tempo eterno. Angelo Marchetti è consapevole che c’è in atto una battaglia spirituale e noi tutti ne facciamo parte ogni giorno, c’è chi la vive da dormiente chi da uomo combattente e chi come Angelo cerca d’insegnare una strada per iniziare a capire il perché di questa battaglia.
Angelo Marchetti con le sue opere parla di una guerra combattuta prima con se stesso, finalizzata nella ricerca della purificazione dell’anima per poi affrontare i demoni concepiti con l’umanità, una visione potenzialmente manicheista della vita, nasconde forse un’autogiustificazione alla solitudine, ma quello che di positivo Angelo artista ha saputo dimostrare è la capacità nel ricercare, ricercare continuamente...

Beppe della Petra