Leggendo sopra abbiamo inteso chiaramente lo spiccato senso di fede religiosa di Angelo Marchetti uomo-artista, come uomo alla continua ricerca, pur cosciente di non raggiungere mai la “sapienza”, ma ostinato nel cercare il significato della Grazia della Consapevolezza.
Come artista con le sue “tele”, che sono poi le sue traduzioni d’idee, il suo personalissimo modo di voler comunicare le emozioni e gli stati mentali; precisando che solo al termine della comunicazione, va attribuito un significato molto particolare, Angelo Marchetti artista, sa usare l’immagine come codice comunicazionale, cosciente che le regole sono soggettive ma non arbitrariamente interpretabili. Chi si confronta con queste opere d’arte, entra in risonanza con questo “mezzo-tramite” della comunicazione espressiva, non esimendosi dall’innescare i propri processi mentali che portano alle emozioni, dal godimento o stati di serenità a disagi interiori fino alle inquietudini.
Dall’apocrifo di Didimo Giuda Tommaso, §2 Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato e quando troverà sarà commosso e si stupirà¹, e così commosso contemplerà e regnerà sul tutto.”
Usando le parole di Angelo Marchetti "...Posso perciò dire in piena coscienza, di cercare, di cercare in continuità . Perché solo verso questo sono proteso. …”
Come questa continuità per Angelo è stata intensa e profonda, così in modo speculare ha scrutato il “buio” per meglio capire la Luce, ma in questo “buio” Angelo Marchetti per un lungo periodo ci ha viaggiato… Generando una serie d’opere denominate da lui stesso “ il periodo Buio “ o “Opere Nere.”
In questo volume di raccolta, per chi entra in frequenza con le opere d’arte qui proposte, sarà continuamente sollecitato da un’angoscia, in alcuni casi instillata internamente da immagine dopo immagine, in altre come forte vampata; non potrà sottrarsi dal provare disagi interiori ed inquietudini, ma se attenta é l’osservazione dell’opera, quando letta fino in fondo, potrà percepire il messaggio liberatorio, dell’anima che si spoglia dal pesante fardello del corpo, talune volte voluto deforme per esaltare ancora di più l’intrinseca imperfezione umana.
Osservando le opere di netto intendimento metafisico e surreale, lo sguardo non può far a meno di posarsi appassionato sulle figure dei corpi capaci di trasmettere angoscianti sensazioni, mentre l’insieme della pennellata forte vigorosa quasi a voler generare dolore sulla tela, capace di creare e modellare l’ambiente surreale del sogno. Questo tipo d’opere, lunghe nella lettura, tuttavia mai pesanti nella loro inquietudine né gratuitamente stucchevoli che, al di là dei significati che vi sono dentro, sanno portare l’osservatore per mano offrendo momenti intensi, cupi ma emozionanti, alleggerendo di tanto in tanto il contesto con la potenza del tratto e della pennellata per poi riproporsi nell’insieme con notevole spessore, ed è qui che il messaggio se percepito corre a segno.
Indubbiamente rappresentata c’è la sofferenza qui espressa a 360 gradi, ma non una sofferenza gratuita, ma una sofferenza di redenzione o da chi è stato illuminato dalla grazia dell’appercepire², la sofferenza che accompagna lo sforzo disumano di comprendere prima, poi il dolore liberatorio della raggiunta verità, ed ecco la Luce; la sinderesi emerge, si incrementa la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene. Globalmente apprezziamo certo l'intensità drammatica e la profondità del messaggio mostrato su più terreni, ma anche, da diversa angolazione, la capacità non comune di mescolare timbri e dinamiche differenti delle varie parti strumentali che compongono l’opera finita.
Già, solo dopo esserci soffermati su poche immagini, il buonsenso e il discernimento diventano concetti molto fumosi e vaghi, ma solo lo strumento-arte di Angelo si muove bene in questo spazio dando cosi un senso apparentemente non ragionato, ma di preciso tocco.

Beppe della Petra
¹ alcuni traducono: “avrà un tumulto”
² (appercezione) qui intesa come consapevolezza delle proprie percezioni