Dall'inizio degli anni ’70, Angelo Marchetti si è immerso in pieno nel suo inquieto periodo buio, accompagnato da una propria scarsa disponibilità al compromesso, un periodo dove il sentire è solo e unicamente vergato dalla drammaticità dell’esistenza personale, lo scandagliare nel più torbido sentire maledetto del binomio uomo-artista.
I quadri sono stati concepiti e realizzati principalmente nelle ore notturne, momento dove ogni minima interferenza quotidiana si annulla, breve istante di tempo in cui la stanchezza fisica lascia spazio ad un oscuro alone di confusione in cui ogni intrusione è legittimata dall’immateriale inquietudine della mente, che fotografando psicodrammi di vita vissuta (forse in realtà parallele…), abbandona da solo l’uomo a focalizzare il suo genio nel concepimento dell’opera. Qui si tradurrà in immagine dal forte impatto visivo, il suo sentire d’artista travagliato nell’intimo; infatti, le opere di Angelo sono concepite prima ancora di essere chiavi di critica estetica, come concetti filosofici. Composti da prima, scandagliando con delicatezza e senso del pudore le paure degli altri, per avere un riscontro di umanità in sé stesso, (forse raggiunto il limite della follia? …) poi in perfetto stile freudiano nel ricercare le emozioni nel proprio subconscio, dedicandosi con meticolosità a rappresentare le sue. Le opere che si collocano nello spazio come presenze vive e, in un certo senso, rese sacre dalla vivida presenza dell’Essere Superiore, anche quando questa presenza è posta al di fuori dei limiti spaziali dettati dalla tela, ed ecco la sacralità dell’opera.
La sacralità è esaltata nonostante un voler vituperare il corpo rappresentato talune volte come solo guscio, come impostazione biomorfica, fino a spingersi nel riprodurlo degradandolo ad un’impostazione strutturale amorfica.
Nell’affanno della drammaticità delle forme, si percepisce la redenzione dell’anima, la quale, con immensa fatica, esplode a discapito della carnalità contenitiva rappresentata. Queste opere sembrano non avere una mole, in certi casi appaiono prive di peso, e l'osservatore perde inesorabilmente il senso della dimensione: la pittura di Angelo Marchetti è sospesa tra materia e mente, tra legge e anarchia, tra organico e cristallino; il tutto dominato da una presenza eterea potente. Le immagini rappresentate sembrano porte o passaggi, a dimensioni superiori non sempre è chiaro se c'è un interno o un esterno ma è chiaro da dove proviene l’esplosione di liberazione.
L’immagine del tempo è rappresentata dai piani colorati, dalla stele di luce, fino agli oggetti posti immobili in una scena di veloce consumazione, quasi a voler definire l’inizio di un istante ultimo dell’atto rappresentato, atto che però è solo un transito, che anticipa inevitabilmente il cammino dell'uomo oltre la storia, nel tempo eterno. Angelo Marchetti è consapevole che c’è in atto una battaglia spirituale e noi tutti ne facciamo parte ogni giorno, c’è chi la vive da dormiente chi da uomo combattente e chi come Angelo cerca d’insegnare una strada per iniziare a capire il perché di questa battaglia.
Angelo Marchetti con le sue opere parla di una guerra combattuta prima con se stesso, finalizzata nella ricerca della purificazione dell’anima per poi affrontare i demoni concepiti con l’umanità, una visione potenzialmente manicheista della vita, nasconde forse un’autogiustificazione alla solitudine, ma quello che di positivo Angelo artista ha saputo dimostrare è la capacità nel ricercare, ricercare continuamente...

Beppe della Petra