di Dino Villani

«Angelo Marchetti ha mostrato nei suoi disegni e dipinti esposti alla Galleria La Cripta (a.1971), il suo impegno di far sentire l’uomo teso nello sforzo per liberarsi dal peso e dalle costrizioni della materia, per cercare di ritrovare lo spirito puro da cui è nato. Il discorso grafico dei disegni, viene condotto col solo filo di contorno per marcare l’espressione dei personaggi, mentre nei dipinti l’artista si vale di tutti i mezzi (forte disegno, prospettive audaci, contrasti vivi, colori vibranti, composizioni serrate) per riuscire maggiormente efficace. Un artista serio che combatte la sua battaglia come un crociato: con autorità e fermezza, conducendo tuttavia avanti anche la sua maturitá artistica poiché egli sa che si puó divenire piú persuasivi con un linguaggio suadente».

 

di Renato Cuzzoni

Alternando l'attività di pittore a quella di scultore ed incisore, Angelo Marchetti è riuscito a costruirsi un modulo espressivo personale in cui è difficile scindere l'oculata conduzione disegnativa dalle componenti plastiche e cromatiche. Nel gesto esasperato, volutamente deforme ed irregolare delle sue figure è facile avvertire la percezione di stimoli polivalenti nei quali l'irruenza e l'istinto trasudano ad ogni passo, quasi ad evidenziare il turbinio psicologico che attanaglia continuamente l'essere umano deambulante «spinte vel sponte» sotto l'impenetrabile coltre della sua esistenza. « Il mio intento» - afferma l'artista milanese - «è quello di cercare, cercare, cercare, per scoprire la logica per la quale mi trovo nella condizione e nella posizione di uomo. Esternarsi attraverso un mezzo, nel mio caso l'immagine figurata, e nel contempo valutare nell'intimo i doni positivi e gli stimoli negativi; positivi, come riconoscimento che sento veramente tale, negativi in tutta la loro accezione». Una componente diarchica sembra continuamente affiorare nei lavori di questo artista che parla di lotte incessanti tra edonismo e patimento, tra Bene e Male, tra Ormudz e Ariman, e quali (bisogna purtroppo convenirne) sono retaggio insopprimibile della bisaccia esistenziale che ci trasciniamo ininterrottamente appresso. Il discorso che Marchetti propone con encomiabile convincimento appare ancora più apprezzabile se si pensa per un attimo che egli conversa senza poggiare su supporti di scuola o di formazione accademica alcuna, se non su quelli di una personale e continua stratificazione empirica guadagnatagli dal suo impegno di autodidatta che sappiamo sempre più laborioso e sofferto di qualunque corso di studi regolari.

Pensiero sull'arte. «L'arte rappresenta l'essenza della vita stessa».

Pensiero sulla vita. «La vita è coscienza, formazione diretta a cogliere i lati più importanti dell'esistenza stessa».

Documentazione critica. «L'arte di Angelo Marchetti ci appare semplice e complessa al tempo stesso. Questo artista milanese, non più giovanissimo, che non ha lunga consuetudine di mostre personali per il semplice fatto che la sua schiva umanità mai vi ha attribuito molta importanza, si presenta finalmente con una panoramica validissima della sua ultima produzione; ma un'antologica quindi essendo le sue opere precedenti irreperibili ormai pur se ben collocate, disperse come sono presso una moltitudine di collezionisti piccoli e grandi. Perché si tratta di un pittore circondato da un appassionato consenso di esaminatori, non ignoto al pubblico, da quello più voluto e culturalmente preparato a quello più sprovveduto ma forse per questo motivo più sensibile e spontaneamente onesto... La tecnica con cui Angelo Marchetti realizza i suoi quadri è semplice: colori magri , senza corpo quasi né spessore ; si avverte che il pittore sente le sue opere in grandi dimensioni , per dare maggiore evidenza alle sue strutture scultoree ed alle sue audacie prospettiche, uscite così nell'ansia di raccontare, prive di studi compositivi e di bozzetti preparatori o di altro, quasi alla maniera impressionista. La pennellata è sempre drammatica; un eventuale errore, anche se evidente o di facile correzione, è sempre lasciato per rendere più incisivo il discorso pittorico sul tema che l'artista ha meditato e sul quale a lungo ha riflettuto».

 

 di Antonino De Bono

«La caratteristica di Angelo Marchetti è di conferire al suo assunto pittorico uno slancio mistico d'amore, di permeare le sue immagini d'un fine tessuto luminoso, di far vibrare le essenze spirituali ed i corpi proiettati in avanscoperta della vita entro irrazionali atmosfere pregne di metafisiche tensioni.
È l'artista per eccellenza che s'immedesima nel verso ariostesco senza retorica né falsi orpelli letterari; è il cantore delle "donne, cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese..." narrate con impeto poetico ed entusiasmo avveniristico, avendo per mèta non la celebrazione epica della storia ma la nostalgia esaltante di una civiltà apollinea peduta, d'uno straordinario processo della leggenda che aleggia in un periodo prelogico e atemporale.
Mitici cavalieri, gagliardi e ristretti in robuste armature, il capo racchiuso in elmi pentolari o a becco di passero o conico con paraguance, le lance in resta, partono alla conquista di città torrute magicamente librate nell'aria come in un miraggio.
Corpi d'eroi e di titani, di combattenti e di lavoratori d'officina, in soluzioni inattese, emergono dalle profondità dei secoli o sorgono dalle viscere del nostro tempo: plastici, volumetrici, avendo nelle carni l'arsura luciferina trasfigurante degli entusiasmi per le rivolte ideali realizzate con divina baldanza.
Cavalli dallo sguardo belluino, digrignanti e focosi nell'azione, scaturiti dalle piaghe cosmiche del tempo come immagini forsennate dell'antica tragedia dionistica, Com'é perfetto, scalpitante e rampante nella caduta, l'equide che scalza dalla sella l'apostolo Paolo folgorato dal Redentore sulla via di Damasco.
Ha gli zoccoli affossati, il delirio nelle orbite, il sudore bavoso sull'epidermide vellutata ed arabescata con le tinte baluginanti della notte. Lussureggianti i nudi di donna concentrati nell'arco dorsale voluttuose le forme evocate in una continua istanza ellenistica come ricupero dei motivi "lisippei" e "prassitelici" dei ritmi chiusi raccolti come unità compositive...».

 

di Giuseppe Nasillo

«Più che esposizioni figurative nel significato tradizionale del termine le composizioni di Angelo Marchetti sono degli eventi che inpaginano forze spirituali in antagonismo tra di loro».

di Alfredo Marchesi «I poteri della mente, l'intelletto, il genio, sono le maggiori potenze che la Natura creata da Dio, distribuisce al genere umano. La sua comparsa, (ultimo animale creato da Dio a sua simiglianza,) a carponi, raziando, stupito, non per nulla perse. Si concentrò, crebbe, si moltiplicò, si comprese. Cominciò a grafitar sui massi, a coprirsi, e ad estendere per necessità di vita il complicato groviglio del cumolo dei suoi poteri. La via ebbe inizio. Si creò il binomio, (Arte-Uomo.) Tù Angelo Marchetti, che la tua vita si inalza verso il sublime ancora in età immatura; è come se ti inoltrarsi in un fitto bosco dove la luce leggermente filtra fra le centenarie piante dove l'orizzonte appena si intravede ora sereno, ora coperto di nubi. Solo al calar del sole t'accorgi che il giorno sta per finire per la posizione inclinata che lascia in ombra le cime filtrando fra i tronchi più radi. Te ne ritorni a casa raccogliendo le tele appena bozzate e segui il sentiero fiancheggiato dal ruscello che ti da la gioia al vederlo, odi il mormorio dell'acqua che scorre al piano che ti da quel senso di benessere e una tranquillità per il tuo lavoro. La tua sensibilità, la raccolta delle immagini, elucubrate dalla fantasia, la tua capacità artistica che osserviamo sulle tue tele, ci rendono partecipi al godimento dello spirito dimenticando per un momento le amarezze della vita di tutti i giorni... ...Non ti sei condotto, hai seguito la verità che Dio predilige e che tutti noi ammiriamo, hai raggiunto le più alte vette che può arrivare un artista creandoti Maestro delle future è generazioni che si dedicheranno allo studio delle Belle Arti.» Milano 27 marzo 1973 -

 

di Michelangelo Coviello

Il passaggio per l'anima.
In un’opera di Angelo Marchetti viene rappresentata l’anima. Si tratta di un olio del periodo segnato come ‘La mistica’. La campitura è volutamente surrealista come se il pittore volesse sottolineare una citazione archeologica, passata come passato sembra essere il tema del quadro. Sul fondo l’orizzonte è febbricitante come il calore della pelle al tramonto, un uomo vaga, testimone della presenza sulla scena del pianeta. In primo piano due personaggi guardano una stele di pietra scavata dall’impronta di un uomo che non c’è e che testimonia la sua presenza come assenza. Già! Proprio così, la nostra anima la possiamo vedere solo in negativo, come ritaglio che delinea una forma che non c’è ma che doveva esserci stata un tempo. Ma quale tempo se nella visione il tempo non è coniugato come se non ci fosse per costituzione. Prima l’anima doveva avere una materia che però ora che la si guarda non c’è. Grazie Marchetti di averci ricordato di non essere quello che siamo.

 

di Alfredo Marchesi

«I poteri della mente, l'intelletto, il genio, sono le maggiori potenze che la Natura creata da Dio, distribuisce al genere umano. La sua comparsa, (ultimo animale creato da Dio a sua simiglianza,) a carponi, raziando, stupito, non per nulla perse. Si concentrò, crebbe, si moltiplicò, si comprese. Cominciò a grafitar sui massi, a coprirsi, e ad estendere per necessità di vita il complicato groviglio del cumolo dei suoi poteri. La via ebbe inizio. Si creò il binomio, (Arte-Uomo.) Tù Angelo Marchetti, che la tua vita si inalza verso il sublime ancora in età immatura; è come se ti inoltrarsi in un fitto bosco dove la luce leggermente filtra fra le centenarie piante dove l'orizzonte appena si intravede ora sereno, ora coperto di nubi. Solo al calar del sole t'accorgi che il giorno sta per finire per la posizione inclinata che lascia in ombra le cime filtrando fra i tronchi più radi. Te ne ritorni a casa raccogliendo le tele appena bozzate e segui il sentiero fiancheggiato dal ruscello che ti da la gioia al vederlo, odi il mormorio dell'acqua che scorre al piano che ti da quel senso di benessere e una tranquillità per il tuo lavoro. La tua sensibilità, la raccolta delle immagini, elucubrate dalla fantasia, la tua capacità artistica che osserviamo sulle tue tele, ci rendono partecipi al godimento dello spirito dimenticando per un momento le amarezze della vita di tutti i giorni... ...Non ti sei condotto, hai seguito la verità che Dio predilige e che tutti noi ammiriamo, hai raggiunto le più alte vette che può arrivare un artista creandoti Maestro delle future è generazioni che si dedicheranno allo studio delle Belle Arti.» Milano 27 marzo 1973 -

 

di Ettore Ceruti

«Io credo che non si possa meglio definire l'opera pittorica di Marchetti che uno stupendo viaggio negli infiniti mondi dello spirito. Egli riesce sempre a darci, in una ben equilibrata ed armoniosa spazialità, una profondità di sentimenti che nei toni lievi, caldi vibranti, tesi ad evocare i suoi soggetti in un alone di poesia pura, si esprimono amorosamente, e diremmo, religiosamente. In lui colpisce il vigore delle idee che si impone ai sensi e che veste di concreto i fantasmi dell'immaginazione; è evidente inoltre lo sforzo continuo di impoverire e sdrumare il colore nel fine certo di imporre la costruzione e l'offerta di un'infinità di sentimenti e di splendori di bellezze, che dagli occhi scende dentro l'anima castigando ogni tentazione d'effetto e di eccesso cromatico. La sua pittura nasce quindi da un travaglio, da un anelito verso una purezza assoluta...».