Antonino De Bono - galleria "Il Vertice", 1977
«La caratteristica di Angelo Marchetti è di conferire al suo assunto pittorico uno slancio mistico d'amore, di permeare le sue immagini d'un fine tessuto luminoso, di far vibrare le essenze spirituali ed i corpi proiettati in avanscoperta della vita entro irrazionali atmosfere pregne di metafisiche tensioni.
È l'artista per eccellenza che s'immedesima nel verso ariostesco senza retorica né falsi orpelli letterari; è il cantore delle "donne, cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese..." narrate con impeto poetico ed entusiasmo avveniristico, avendo per mèta non la celebrazione epica della storia ma la nostalgia esaltante di una civiltà apollinea perduta, d'uno straordinario processo della leggenda che aleggia in un periodo prelogico e atemporale.
Mitici cavalieri, gagliardi e ristretti in robuste armature, il capo racchiuso in elmi pentolari o a becco di passero o conico con paraguance, le lance in resta, partono alla conquista di città torrute magicamente librate nell'aria come in un miraggio.
Corpi d'eroi e di titani, di combattenti e di lavoratori d'officina, in soluzioni inattese, emergono dalle profondità dei secoli o sorgono dalle viscere del nostro tempo: plastici, volumetrici, avendo nelle carni l'arsura luciferina trasfigurante degli entusiasmi per le rivolte ideali realizzate con divina baldanza.
Cavalli dallo sguardo belluino, digrignanti e focosi nell'azione, scaturiti dalle piaghe cosmiche del tempo come immagini forsennate dell'antica tragedia dionistica, Com'é perfetto, scalpitante e rampante nella caduta, l'equide che scalza dalla sella l'apostolo Paolo folgorato dal Redentore sulla via di Damasco. Ha gli zoccoli affossati, il delirio nelle orbite, il sudore bavoso sull'epidermide vellutata ed arabescata con le tinte baluginanti della notte.
Lussureggianti i nudi di donna concentrati nell'arco dorsale voluttuose le forme evocate in una continua istanza ellenistica come ricupero dei motivi "lisippei" e "prassitelici" dei ritmi chiusi raccolti come unità compositive.
Piace, dunque, in Angelo Marchetti lo sdoppiamento fenomenico dell’essere sbattuto tra realtà e fantasia, rapito tra allegoria e mito, elevato a simbolo talvolta nella dura condizione sociale, rapportato sempre l’evento ad una concezione inventiva che si stacca totalmente dalla tradizione per assurgere ad un momento cosmico “espressionistico” dell’effetto pittorico.
L’artista ama conferire alle sue opere un colorito ambrato trasfigurante che sollecita solennità romantiche ispirate da un accorto giuoco di luci radenti, da brividi che il paesaggio e lo spazio circostante emanano accendendo calde vibrazioni che si snodano nell’infinito beando di sé le masse equilibrate, i corpi degli uomini e degli animali, le composizioni argute e ricche di sapienza antica (“I vendemmiatori”, “Arlecchino e Pierrot”, “Le lotte di ogni uomo”, “L’habitat”, ecc.).
Prevale il senso del dramma nella sua opera, la consapevolezza del sentimento e della passione, del dolore e del peccato, della redenzione e del rapimento celestiale: una sequela di caratteri, di invocazioni, di allusioni, di intrecci, si alza dalla “commedia umana” evidenziata da Angelo Marchetti con “eschileo” rapimento. Per udire le “supplici”, le “turbe”, le “coefori” e le “coribanti”, come nella drammaturgia greca, incedere, narrare, supplicare con poetica sensibilità.
“La morte di Abele”, rientra in questa sublime esaltazione panica della tragedia, mentre i muscoli del martire si sfaldano e le dita diventano polvere e s’affiggono alla terra; “La Madonna col divin figliolo”, austera e malinconica, frutto della mistica rosa, emersa da un soffuso mormorio di toni.
Ovunque predomina la natura convulsa, orgiastica, ossessiva, fonte di raggi corpuscolari, di effetti chiaroscurali vigorosi e sfumati con commozione.
Superbo, interprete dei cavalli in lotta, disperatamente lanciati nell’ultimo galoppo. Composto, preparato, sottile, sfolgorante nella grafica, con un senso mordace per l’ironia e la satira.
Pittore immaginifico e nobile nella scioltezza delle immagini, dal tocco fluido e morbido, dall’impalcatura disegnativa perfetta senza leziosità neoclassiche, Angelo Marchetti gode di una fama ben meritata per la sua vena spontanea, ricca d’una linfa vitale satura d’un eterno luminismo. ». (Antonino De Bono)