• #
  • +39 347-75.10.586
  • adaam.info@gmail.com
Angelo Marchetti | Pittore e Scultore Italiano del Novecento
  • Home
  • Opere
    • Cavalli e Centauri
    • Arte Sacra
    • Figurativo su tela
    • Nudi su tela
    • Paesaggi su tela
    • Figurazione astratta
    • Astratto su tela
    • Surreale su tela
    • Opere Nere
    • Surreale su carta - Colore 1
    • Surreale su carta - Colore 2
    • Surreale su carta B&N
    • Astratto su carta
    • Astratti - Carboncino su carta
    • Supporti diversi
    • Figurativo su carta - Bozzetti
    • Sbalzi su metallo
    • Intervento su fotografia
  • L'artista
    • Biografia
    • Pensiero filosofico ed artistico
    • Scritti dell'artista
  • Testi critici
    • Recensioni
  • Profilo d'artista
    • Profilo d'artista
    • L'uomo dietro l'artista
    • Alle origini dell'opera
    • L'identità creativa
    • Tra parola e pittura
  • Contatti per collezionisti

Recensioni

Dino Villani - "Parliamoci", 1971

Dino Villani«Angelo Marchetti ha mostrato nei suoi disegni e dipinti esposti alla Galleria La Cripta (a.1971), il suo impegno di far sentire l’uomo teso nello sforzo per liberarsi dal peso e dalle costrizioni della materia, per cercare di ritrovare lo spirito puro da cui è nato. Il discorso grafico dei disegni, viene condotto col solo filo di contorno per marcare l’espressione dei personaggi, mentre nei dipinti l’artista si vale di tutti i mezzi (forte disegno, prospettive audaci, contrasti vivi, colori vibranti, composizioni serrate) per riuscire maggiormente efficace. 
Un artista serio che combatte la sua battaglia come un crociato: con autorità e fermezza, conducendo tuttavia avanti anche la sua maturità artistica poiché egli sa che si può divenire più persuasivi con un linguaggio suadente». (Dino Villani - da la rivista "Parliamoci")

 

Luigi Bracchi - Milano, Luglio 1971

... Alla Galleria La Cripta, espone per la prima volta Angelo Marchetti che presenta grandi quadri simbolici schizzati alla brava con gli imman cabili cavalli che son sempre stata la sua preferita ispirazione. L’impeto di questa sua pittura estremamente decisa, garantisce futuri sviluppi a questo nuovo pittore che si presenta tanto coraggiosamente alla ribalta. Milano, Luglio 1971 58 Luigi Bracchi

Alfredo Marchesi -  Milano, 27 marzo 1973

«I poteri della mente, l'intelletto, il genio, sono le maggiori potenze che la Natura creata da Dio, distribuisce al genere umano. 
La sua comparsa, (ultimo animale creato da Dio a sua simiglianza,) a carponi, raziando, stupito, non per nulla perse.  
Si concentrò, crebbe, si moltiplicò, si comprese. Cominciò a grafitar sui massi, a coprirsi, e ad estendere per necessità di vita il complicato groviglio del cumolo dei suoi poteri.
La via ebbe inizio. Si creò il binomio, (Arte-Uomo.) Tù Angelo Marchetti, che la tua vita si innalza verso il sublime ancora in età immatura; è come se ti inoltrarsi in un fitto bosco dove la luce leggermente filtra fra le centenarie piante dove l'orizzonte appena si intravede ora sereno, ora coperto di nubi. Solo al calar del sole t'accorgi che il giorno sta per finire per la posizione inclinata che lascia in ombra le cime filtrando fra i tronchi più radi.
Te ne ritorni a casa raccogliendo le tele appena bozzate e segui il sentiero fiancheggiato dal ruscello che ti da la gioia al vederlo, odi il mormorio dell'acqua che scorre al piano che ti da quel senso di benessere e una tranquillità  per il tuo lavoro.
La tua sensibilità, la raccolta delle immagini, elucubrate dalla fantasia, la tua capacità artistica che osserviamo sulle tue tele, ci rendono partecipi al godimento dello spirito dimenticando per un momento le amarezze della vita di tutti i giorni...
...Non ti sei condotto, hai seguito la verità che Dio predilige e che tutti noi ammiriamo, hai raggiunto le più alte vette che può arrivare un artista creandoti Maestro delle future è generazioni che si dedicheranno allo studio delle Belle Arti.» (Alfredo Marchesi) - Milano 27 marzo 1973

Giuseppe Nasillo 


«Più che esposizioni figurative nel significato tradizionale del termine le composizioni di Angelo Marchetti sono degli eventi che impaginano forze spirituali in antagonismo tra di loro». (Giuseppe Nasillo)

Ettore Ceruti 

«Io credo che non si possa meglio definire l'opera pittorica di Marchetti che uno stupendo viaggio negli infiniti mondi dello spirito. Egli riesce sempre a darci, in una ben equilibrata ed armoniosa spazialità, una profondità di sentimenti che nei toni lievi, caldi vibranti, tesi ad evocare i suoi soggetti in un alone di poesia pura, si esprimono amorosamente, e diremmo, religiosamente. In lui colpisce il vigore delle idee che si impone ai sensi e che veste di concreto i fantasmi dell'immaginazione; è evidente, inoltre lo sforzo continuo di impoverire e sdrumare il colore nel fine certo di imporre la costruzione e l'offerta di un'infinità di sentimenti e di splendori di bellezze, che dagli occhi scende dentro l'anima castigando ogni tentazione d'effetto e di eccesso cromatico. La sua pittura nasce quindi da un travaglio, da un anelito verso una purezza assoluta...». (Ettore Ceruti)

Renato Cuzzoni - Milano, 19 febbraio 1975

L’arte di Angelo Marchetti ci appare semplice e complessa al tempo stesso. Questo artista milanese, non più giovanissimo, che non ha lunga consuetudine di mostre personali per il semplice fatto che la sua schiva umanità mai vi ha attribuito molta importanza, si presenta finalmente con una panoramica validissima della sua ultima produzione; non un’antologica quindi, essendo le sue opere precedenti irreperibili ormai pur se ben collocate, disperse come sono presso una moltitudine di collezionisti piccoli e grandi. Perchè si tratta di un pittore circondato da un appassionato consenso di esaminatori, non ignoto al pubblico, da quello più evoluto e culturalmente preparato a quello più sprovveduto ma forse per questo motivo più sensibile e spontaneamente onesto.
L’uomo Marchetti è timido, ma il mite sguardo che osserva il mondo ed i suoi interlocutori potrebbe tuttavia indurre in inganno, essendo l’audacia del pittore Marchetti di una virulenza sconcertante, al di là di ogni possibile immaginazione.
Di poche letture, ma essenziali; il Vangelo sempre! e pertanto, come la divina testimonianza di una realtà trascendente è stata divulgata dagli evangelisti per mezzo di un linguaggio piano alla portata di tutte le menti, anche le più incolte; così i temi del nostro pittore vengono trattati con forme e figure tradizionali senza lasciare il benché minimo spazio ad incertezze espressive, e il discorso nasce e si sviluppa con evidente semplicità e chiarezza, nella continua preoccupazione di essere capito da chiunque; perchè la vera grande arte sta appunto tutta qui, e cioè nell’essere depurata da ogni elucubrazione pseudofilosofica, di per sé destinata solo alle astruse élites della paracultura, che non fanno storia ma solo noia, nevrosi e paranoia.
La pittura di Angelo Marchetti poggia su un disegno di altissima qualità e forza, uscito quasi di getto - almeno sembrerebbe - e spontaneamente a dare supporto espressivo ad un’idea, esplosa così nell’animo dell’artista e subito realizzata con veemenza, in un’incredibile velocità di esecuzione. Sono cavalli che galoppano, si impennano, lottano, e cavalieri che combattono in mischie furibonde e uomini che spasimano di dolore, torturati, offesi, umiliati, e dei donchisciotte squallidi e sparuti.
Le forme sono esasperate e deformate e potentemente declamatorie; un plastico simbolismo a significare con grande efficacia l’eterno dualismo della condizione umana; le due realtà, che rappresentano i punti focali della vita dell’umanità: quella istintiva e prevalentemente esteriore, dove si scatenano gli istinti primordiali del sesso dell’odio della violenza, e quella spirituale, e quindi interiore, della presa di coscienza e dell’equilibrio e della scelta in un superamento catartico della necessità della materia verso un’ideale di perfezione e di amore.
La tecnica con cui Angelo Marchetti realizza i suoi quadri è semplice : colori magri, senza corpo quasi né spessore; si avverte che il pittore sente le sue opere in grandi dimensioni, per dare maggior evidenza alle sue strutture scultoree ed alle sue audacie prospettiche, uscite così nell’ansia di raccontare, prive di studi compositivi e di bozzetti preparatori o di altro, quasi alla maniera impressionista. La pennellata è sempre drammatica; un eventuale errore; anche se evidente o di facile correzione, è sempre lasciato per rendere più incisivo il discorso pittorico sul tema che l’artista ha meditato e sul quale a lungo ha riflettuto.
Disse un giorno Francis Bacon che “il quadro è come una trappola, che si è chiusa, improvvisamente e al momento scelto dall’artista, su un fatto umano e no”. Tutto questo si attaglia perfettamente all’arte di Angelo Marchetti. Nella sua trappola ha chiuso cavalli, uomini, la lotta e il dolore delle creature, la loro ansia di amore, l’immessa sofferenza della materia anelante al divino trascendente. Trappole stupende e suggestive queste, dove ci si perde - lo stesso autore e il pubblico - come in un labirinto per non più uscirne, nella continua attesa dell’apparire miracoloso di una luce nuova di verità dal fondo dell’ultimo corridoio, quello più buio, quello più cieco. RENATO CUZZONI Milano, 19 febbraio 1975

Ettore Cerutti - Milano, 27 marzo 1976

La mia amicizia con Marchetti e la dimestichezza con la sua arte dipendo no, in gran parte, dalla curiosità suscitata in me dal suo temperamento, ge neroso spesso fino alla dissipazione del proprio lavoro e talvolta incurante di “amministrarsi”. Comunque restò per me sempre eccezionale e stupefacente la libertà e va rietà di mezzi con cui egli aggredì la sua passione artistica, con elaborati ad un tempo raffinati e barbarici, schietti ed impetuosi, tutti risolti con enorme impeto ed entusiasmo. Specie nella scultura su rame e su ferro egli parve sfogare questo suo primo ordito, genuinamente primitivo, ma favoloso e poetico, e non è facile ridire del fascino di queste grandi scheggiature di ferro e di rame, di questi temi di guerrieri ed in specie il Don Chisciotte a tutto sbalzo, fatti senza l’Ausilio di una cultura profonda e cosciente, senza avere mai letto Cervantes, ed unicamente affidatosi ad un mondo di favole raccontategli ed assunte d’acciaio, ma non per questo meno sentite e poten ti, e rese come una furente soffocazione plastica. D’altra parte fu proprio questo impetuoso lavoro di ricordo e di fantasia ad avvertire l’artista dell’esigenza di una maggiore leggibilità figurativa, della ricerca di un rapporto molto più elegiaco e tranquillo. Quando il mondo poetico dovette apparirgli interiormente provvisorio, eb be a constatare che questa provvisorietà faceva tutt’uno con le forme che egli aveva più accettate di quanto non se le fosse conquistate personalmen te, anche se l’accettazione era stata entusiastica. Da allora affiora il problema di una compiuta digitazione interiore, di un’esigenza costantemente sentita di formazione, spirituale, che solo attra verso la pittura poteva trovare inevitabilmente il rinnovo di tutto il suo mondo come radice vitale del suo sentire, direzione questa assunta sempre più coerentemente e con lucida ed appassionata fede. Io credo che non si possa meglio definire l'opera pittorica di Marchetti che uno stupendo viaggio negli infiniti mondi dello spirito. Egli riesce sempre a darci, in una ben equilibrata ed armoniosa spazialità, una profondità di sen timenti che nei toni lievi, caldi vibranti, tesi ad evocare i suoi soggetti in un alone di poesia pura, si esprimono amorosamente, e diremmo, religiosa mente. In lui colpisce il vigore delle idee che si impone ai sensi e che veste di concreto i fantasmi dell'immaginazione; è evidente inoltre lo sforzo con tinuo di impoverire e sdrumare il colore nel fine certo di imporre la costru zione e l'offerta di un'infinità di sentimenti e di splendori di bellezze, che dagli occhi scende dentro l'anima castigando ogni tentazione d'effetto e di eccesso cromatico. La sua pittura nasce quindi da un travaglio, da un aneli to verso una purezza assoluta. Occorre riconoscere all’artista quale atto di coerenza col lavoro sin qui svolto, che da un iniziale furore creativo, molte volte drammatico nella ri cerca di un rapporto realtà-poesia che trovasse soluzione nella sua coscien za, egli può avere anche sbagliato talvolta, ma ha continuato a sperimentare con vivezza, impegno e sincerità sino a dare senso e dignità alla sua medi tazione estetica. Milano 27 marzo 1976 11 ETTORE CERUTI

Antonino De Bono - galleria "Il Vertice", 1977


De Bono - Marchetti«La caratteristica di Angelo Marchetti è di conferire al suo assunto pittorico uno slancio mistico d'amore, di permeare le sue immagini d'un fine tessuto luminoso, di far vibrare le essenze spirituali ed i corpi proiettati in avanscoperta della vita entro irrazionali atmosfere pregne di metafisiche tensioni.
È l'artista per eccellenza che s'immedesima nel verso ariostesco senza retorica né falsi orpelli letterari; è il cantore delle "donne, cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese..." narrate con impeto poetico ed entusiasmo avveniristico, avendo per mèta non la celebrazione epica della storia ma la nostalgia esaltante di una civiltà apollinea perduta, d'uno straordinario processo della leggenda che aleggia in un periodo prelogico e atemporale.
Mitici cavalieri, gagliardi e ristretti in robuste armature, il capo racchiuso in elmi pentolari o a becco di passero o conico con paraguance, le lance in resta, partono alla conquista di città torrute magicamente librate nell'aria come in un miraggio.
Corpi d'eroi e di titani, di combattenti e di lavoratori d'officina, in soluzioni inattese, emergono dalle profondità dei secoli o sorgono dalle viscere del nostro tempo: plastici, volumetrici, avendo nelle carni l'arsura luciferina trasfigurante degli entusiasmi per le rivolte ideali realizzate con divina baldanza.
Cavalli dallo sguardo belluino, digrignanti e focosi nell'azione, scaturiti dalle piaghe cosmiche del tempo come immagini forsennate dell'antica tragedia dionistica, Com'é perfetto, scalpitante e rampante nella caduta, l'equide che scalza dalla sella l'apostolo Paolo folgorato dal Redentore sulla via di Damasco. Ha gli zoccoli affossati, il delirio nelle orbite, il sudore bavoso sull'epidermide vellutata ed arabescata con le tinte baluginanti della notte.
Lussureggianti i nudi di donna concentrati nell'arco dorsale voluttuose le forme evocate in una continua istanza ellenistica come ricupero dei motivi "lisippei" e "prassitelici" dei ritmi chiusi raccolti come unità compositive. Piace, dunque, in Angelo Marchetti lo sdoppiamento fenomenico dell’essere sbattuto tra realtà e fantasia, rapito tra allegoria e mito, elevato a simbolo talvolta nella dura condizione sociale, rapportato sempre l’evento ad una concezione inventiva che si stacca totalmente dalla tradizione per assurgere ad un momento cosmico “espressionistico” dell’effetto pittorico. L’artista ama conferire alle sue opere un colorito ambrato trasfigurante che sollecita solennità romantiche ispirate da un accorto giuoco di luci radenti, da brividi che il paesaggio e lo spazio circostante emanano accendendo calde vibrazioni che si snodano nell’infinito beando di sé le masse equilibrate, i corpi degli uomini e degli animali, le composizioni argute e ricche di sapienza antica (“I vendemmiatori”, “Arlecchino e Pierrot”, “Le lotte di ogni uomo”, “L’habitat”, ecc.). Prevale il senso del dramma nella sua opera, la consapevolezza del sentimento e della passione, del dolore e del peccato, della redenzione e del rapimento celestiale: una sequela di caratteri, di invocazioni, di allusioni, di intrecci, si alza dalla “commedia umana” evidenziata da Angelo Marchetti con “eschileo” rapimento. Per udire le “supplici”, le “turbe”, le “coefori” e le “coribanti”, come nella drammaturgia greca, incedere, narrare, supplicare con poetica sensibilità. “La morte di Abele”, rientra in questa sublime esaltazione panica della tragedia, mentre i muscoli del martire si sfaldano e le dita diventano polvere e s’affiggono alla terra; “La Madonna col divin figliolo”, austera e malinconica, frutto della mistica rosa, emersa da un soffuso mormorio di toni. Ovunque predomina la natura convulsa, orgiastica, ossessiva, fonte di raggi corpuscolari, di effetti chiaroscurali vigorosi e sfumati con commozione. Superbo, interprete dei cavalli in lotta, disperatamente lanciati nell’ultimo galoppo. Composto, preparato, sottile, sfolgorante nella grafica, con un senso mordace per l’ironia e la satira. Pittore immaginifico e nobile nella scioltezza delle immagini, dal tocco fluido e morbido, dall’impalcatura disegnativa perfetta senza leziosità neoclassiche, Angelo Marchetti gode di una fama ben meritata per la sua vena spontanea, ricca d’una linfa vitale satura d’un eterno luminismo. ». (Antonino De Bono)

Renato Cuzzoni


Biografia e personalità artistica: Angelo Marchetti è nato il 10 gennaio 1930 a Milano, (ma, solo il giorno dopo viene registrato all'anagrafe del Comune di Milano).
Alternando l'attività di pittore a quella di scultore ed incisore, Angelo Marchetti è riuscito a costruirsi un modulo espressivo personale in cui è difficile scindere l'oculata conduzione disegnativa dalle componenti plastiche e cromatiche. Nel gesto esasperato, volutamente deforme ed irregolare delle sue figure è facile avvertire la percezione di stimoli polivalenti nei quali l'irruenza e l'istinto trasudano ad ogni passo, quasi ad evidenziare il turbinio psicologico che attanaglia continuamente l'essere umano deambulante «spinte vel sponte» sotto l'impenetrabile coltre della sua esistenza. «Il mio intento» - afferma l'artista milanese - «è quello di cercare, cercare, cercare, per scoprire la logica per la quale mi trovo nella condizione e nella posizione di uomo.   Esternarsi attraverso un mezzo, nel mio caso l'immagine figurata, e nel contempo valutare nell'intimo i doni positivi e gli stimoli negativi; positivi, come riconoscimento che sento veramente tale,  negativi in tutta la loro accezione».
Una componente diarchica sembra continuamente affiorare nei lavori di questo artista che parla di lotte incessanti tra edonismo e patimento, tra Bene e Male, tra Ormudz e Ariman, e quali (bisogna purtroppo convenirne) sono retaggio insopprimibile della bisaccia esistenziale che ci trasciniamo ininterrottamente appresso. Il discorso che Marchetti propone con encomiabile convincimento appare ancora più apprezzabile se si pensa per un attimo che egli conversa senza poggiare su supporti di scuola o di formazione accademica alcuna, se non su quelli di una personale e continua stratificazione empirica guadagnatagli dal suo impegno di autodidatta che sappiamo sempre più laborioso e sofferto di qualunque corso di studi regolari.
Pensiero sull'arte. «L'arte rappresenta l'essenza della vita stessa».
Pensiero sulla vita. «La vita è coscienza, formazione diretta a cogliere i lati più importanti dell'esistenza stessa».
Documentazione critica. «L'arte di Angelo Marchetti ci appare semplice e complessa al tempo stesso. Questo artista milanese, non più giovanissimo, che non ha lunga consuetudine di mostre personali per il semplice fatto che la sua schiva umanità mai vi ha attribuito molta importanza, si presenta finalmente con una panoramica validissima della sua ultima produzione; ma un'antologica quindi essendo le sue opere precedenti irreperibili ormai pur se ben collocate, disperse come sono presso una moltitudine di collezionisti piccoli e grandi. Perché si tratta di un pittore circondato da un appassionato consenso di esaminatori, non ignoto al pubblico, da quello più voluto e culturalmente preparato a quello più sprovveduto ma forse per questo motivo più sensibile e spontaneamente onesto... La tecnica con cui Angelo Marchetti realizza i suoi quadri è semplice: colori magri, senza corpo quasi né spessore; si avverte che il pittore sente le sue opere in grandi dimensioni, per dare maggiore evidenza alle sue strutture scultoree ed alle sue audacie prospettiche, uscite così nell'ansia di raccontare, prive di studi compositivi e di bozzetti preparatori o di altro, quasi alla maniera impressionista. La pennellata è sempre drammatica; un eventuale errore, anche se evidente o di facile correzione, è sempre lasciato per rendere più incisivo il discorso pittorico sul tema che l'artista ha meditato e sul quale a lungo ha riflettuto». (Renato Cuzzoni)

© 2026 Associazione d'Artisti Angelo Marchetti. Opere e scritti di Angelo Marchetti © Eredi dell'artista.
Tutti i diritti riservati. Opere e testi protetti da copyright.

  • Pubblicazioni
  • Esposizioni
  • Perché collezionare
  • Contatti
  • Rassegna stampa


Ultima opera inserita il 1 giugno 2026

 

  • Trasparenza
  • Criteri dell'archivio
  • Privacy & Cookie Policy
  • L'associazione "Adaam"
  • Avvertenza sulle immagini
  • Mappa del sito
  • Home
  • Opere
    • Cavalli e Centauri
    • Arte Sacra
    • Figurativo su tela
    • Nudi su tela
    • Paesaggi su tela
    • Figurazione astratta
    • Astratto su tela
    • Surreale su tela
    • Opere Nere
    • Surreale su carta - Colore 1
    • Surreale su carta - Colore 2
    • Surreale su carta B&N
    • Astratto su carta
    • Astratti - Carboncino su carta
    • Supporti diversi
    • Figurativo su carta - Bozzetti
    • Sbalzi su metallo
    • Intervento su fotografia
  • L'artista
    • Biografia
    • Pensiero filosofico ed artistico
    • Scritti dell'artista
  • Testi critici
    • Recensioni
  • Profilo d'artista
    • Profilo d'artista
    • L'uomo dietro l'artista
    • Alle origini dell'opera
    • L'identità creativa
    • Tra parola e pittura
  • Contatti per collezionisti