Pietà, olio su tela di Angelo Marchetti: la Vergine col velo bianco sostiene il volto del Cristo morto, due aureole luminose su sfondo nebuloso grigio-azzurro.

"Pietà"
Olio su tela, anno 1986, cm.60x50 (Cat.1347 )  

Pietà - Nota critica

Nel corpus di Angelo Marchetti, Pietà occupa quella soglia in cui l'iconografia sacra cede il passo a una visione interiore. Il soggetto è tra i più antichi della tradizione cristiana -la Vergine che sostiene il Cristo deposto- ma qui l'artista lo sottrae a ogni ambientazione narrativa per consegnarlo a uno spazio indefinito, atmosferico, privo di gravità e di tempo.
I due volti emergono dalla penombra serrati l'uno all'altro, fusi in un'unica massa pittorica che la luce modella per gradazioni di terra, ocra e bruno. La Vergine, avvolta nel velo chiaro, china il capo verso il figlio con un'espressione che non è disperazione ma raccoglimento: lo sguardo abbassato, le palpebre velate, la bocca composta. Il Cristo, abbandonato, reclina il volto verso l'alto in un riposo che sospende la morte più che dichiararla.
Attorno alle figure, Marchetti costruisce due aureole circolari di luce diffusa che non appartengono all'oreficeria del sacro tradizionale ma a una dimensione metafisica: cerchi vibranti, quasi nebulari, che isolano i protagonisti dal fondo grigio-azzurro e li trasfigurano in apparizione. È in questo dettaglio che la Pietà rivela la cifra dell'autore; la materia sacra trattata come fenomeno dello spirito, l'evento evangelico ridotto al suo nucleo emotivo e silenzioso.
La pennellata è larga, materica, costruita per velature sovrapposte che lasciano affiorare la trama della tela. La tavolozza, ristretta a una gamma calda di terre rotte da bagliori freddi nello sfondo, conferisce all'insieme un tono crepuscolare, sospeso tra devozione e meditazione esistenziale.
In quest'opera la pietas non è gesto teatrale ma condizione dell'essere: l'abbraccio tra la madre e il figlio morto diventa immagine universale del dolore che si fa tenerezza, della perdita che cerca, nella materia stessa della pittura, una forma di consolazione.

Marco Sofian.