Riportare alla luce Angelo Marchetti
... Un nome che torna a valere.

Nel giugno di quest'anno è stato avviato questo progetto web, dedicato alla figura e all'opera di Angelo Marchetti (1930-2000). L'obiettivo è duplice: rendere di nuovo consultabile un lavoro oggi disperso tra collezioni private, e riportare al centro un artista rimasto per lunghi anni, ma per libera scelta, ai margini della vita pubblica dell'arte. A questo scopo vengono raccolti e ordinati immagini e documenti, molti dei quali provenienti direttamente dai collezionisti che hanno seguito il pittore nel tempo. E nel contempo si auspica di ricevere sempre più materiale utile ad incrementare questo progetto di divulgazione.
Il senso di questo lavoro si chiarisce ripercorrendo come Marchetti-artista sia uscito di scena. Verso l'inizio degli anni Ottanta si ritira volontariamente, evitando di partecipare a inviti nelle iniziative artistiche sul territorio, dalle esposizioni collettive alle esposizioni personali, a prescindere dalle molte agevolazioni offerte. Lascia il mercato e la vita culturale milanese, in parte per scelta e in parte per necessità: una grave malattia intestinale lo ha costretto a un lungo percorso di cure e a diversi interventi chirurgici, che lo hanno profondamente debilitato. La malattia è stata infine curata, ma le operazioni hanno lasciato un segno duraturo sul corpo e sulla mente, anche dopo la sua risoluzione.
La sua mente d'artista è segnata fin da giovane da una ricerca interiore, la stessa che attraversa il periodo delle «Opere Nere» e, qui non dimentichiamolo, per un periodo si avvicinò alla sua ricerca esistenziale, spingendosi in profondità negli studi esoterici e frequentando quei circoli milanesi dove l’arte dialogava con l’esoterismo. Lì il distacco dalla concretezza della vita non è fuga, ma la conseguenza di uno sguardo rivolto altrove. La materia quotidiana diventa un'opaca presenza da attraversare, mentre il pensiero cerca il modo e il soggetto in cui dire ciò che sta oltre il visibile. Basta osservare le opere di quegli anni per intuirlo. È qui la linearità profonda dell'uomo-artista: interrogare senza sosta il rapporto tra l'uomo, l'essere e il divino.
Il ritiro non coincide con la fine del lavoro. Marchetti continua a dipingere, accantona l'incidere e lo scolpire, ma le opere pittoriche continuano a circolare grazie a un paio di mercanti d'arte di fiducia, che le collocano le opere e gli garantiscono un'entrata. È bene precisare che Angelo Marchetti non ha mai lavorato su commissione, anche se una ristretta nicchia di collezionisti gli era vicina e gli sollecitava la realizzazione di nuove opere, senza mai vincolarne la libertà creativa.
Dunque, la scelta del distacco dal mondo "economico dell'arte" che gli imponeva invece una presenza pubblica, in parte fu indotta anche dalla malattia subita, è un approccio che inevitabilmente lo tiene lontano dal mercato generale, quello che era stato attivo negli anni dello studio di via Raiberti. Con gli anni quel distacco diventa distanza, e la distanza, oblio, ma di questo l'artista poco importava: fin da giovane una certa propensione a non partecipare a esposizioni d'arte; è solo la coscienza della necessità economica, essendo l'arte divenuta il suo unico strumento di sussistenza, che lo portava ad accettare, ma sempre con riottosità.Finché l’artista fu in vita, i rapporti con pochi galleristi orami divenuto amici della famiglia furono tenuti dalla moglie Liliana, che, con discrezione e pragmatismo, si occupava dei rapporti con il "mondo commerciale" per le opere di Angelo, rimanendo volutamente sullo sfondo. Da qui prende avvio questo lavoro in divenire; il recupero delle opere non ancora catalogate e il riordino della documentazione dispersa, per restituire leggibilità e riconoscibilità a un nome che merita di tornare al posto che gli spetta. La ricerca documentale (con attuale notevole difficoltà, in quanto negli anni in cui era attivo l’artista non esisteva ancora la digitalizzazione delle informazioni) e l’analisi delle opere sono attualmente in corso e in fase di studio. Periodicamente si cerca di pubblicare immagini di opere e notizie sull'operato dell'artista; ad oggi si è in possesso di più di mille immagini, che si auspica di riuscire a pubblicare tutte. Sarà un lavoro lungo e articolato, che non ammette fretta e su cui si fonda ogni riconoscimento serio di un autore.
Il lavoro riguarda anche i collezionisti che oggi possiedono le opere di Marchetti; contattati e illustrato loro il progetto, alcuni si sono fatti avanti e partecipano alla ricostruzione del suo percorso artistico. È in fase di compilazione una pubblicazione ragionata, volta a ricostruire e documentare l’opera dell’artista. Parallelamente, è in corso una ricerca sulla presenza documentata dell’artista nelle sedi che catalogano e conservano la memoria dell’arte, elemento fondamentale per ricostruire, nel tempo, il riconoscimento di un autore. Dove il nome torna leggibile, l'opera torna riconoscibile, e con essa il percorso che la sostiene. Chi partecipa adesso alla ricostruzione non osserva il processo dall'esterno: ne fa parte. Il progetto non punta a collocare opere in gallerie per la vendita o affidarle a mercanti d'arte, non è questo l'interesse perseguito. Angelo Marchetti non è un artista da immettere sul mercato come uno tra i tanti; l'intento è ricostruirne la storia e il messaggio, e lasciare che siano questi a parlare.
Rimane la domanda che ogni opera di Marchetti porta con sé, e che questo progetto vuole tornare a rendere udibile: cosa voleva dire, dipingendo. Ricomporre il suo lavoro significa anche questo: restituire la voce di un artista che alla pittura aveva affidato la propria ricerca sull'uomo e sul divino, nonostante i periodi travagliati, la malattia, e il ritiro a vita appartata.
Chi vorrà contribuire, con un'opera, un documento, una testimonianza, può scrivere ai recapiti indicati.
A margine, una precisazione. Alcuni portali web, attualmente attivi e che aggregano i risultati d'asta hanno attribuito ad Angelo Marchetti (1930-2000) opere che non gli appartengono. Sono errori per i quali è in corso una richiesta di rettifica alle fonti. Distinguere ciò che è suo da ciò che non lo è resta, del resto, il cuore del lavoro.