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Angelo Marchetti - Pittore e scultore italiano del Novecento
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Recensioni della critica

Antonino De Bono - Galleria "Il Vertice", 1977


De Bono - Marchetti«La caratteristica di Angelo Marchetti è di conferire al suo assunto pittorico uno slancio mistico d'amore, di permeare le sue immagini d'un fine tessuto luminoso, di far vibrare le essenze spirituali ed i corpi proiettati in avanscoperta della vita entro irrazionali atmosfere pregne di metafisiche tensioni.
È l'artista per eccellenza che s'immedesima nel verso ariostesco senza retorica né falsi orpelli letterari; è il cantore delle "donne, cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese..." narrate con impeto poetico ed entusiasmo avveniristico, avendo per mèta non la celebrazione epica della storia ma la nostalgia esaltante di una civiltà apollinea perduta, d'uno straordinario processo della leggenda che aleggia in un periodo prelogico e atemporale.
Mitici cavalieri, gagliardi e ristretti in robuste armature, il capo racchiuso in elmi pentolari o a becco di passero o conico con paraguance, le lance in resta, partono alla conquista di città torrute magicamente librate nell'aria come in un miraggio.
Corpi d'eroi e di titani, di combattenti e di lavoratori d'officina, in soluzioni inattese, emergono dalle profondità dei secoli o sorgono dalle viscere del nostro tempo: plastici, volumetrici, avendo nelle carni l'arsura luciferina trasfigurante degli entusiasmi per le rivolte ideali realizzate con divina baldanza.

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Ettore Ceruti - Milano, 27 marzo 1976

La mia amicizia con Marchetti e la dimestichezza con la sua arte dipendono, in gran parte, dalla curiosità suscitata in me dal suo temperamento, generoso spesso fino alla dissipazione del proprio lavoro e talvolta incurante di “amministrarsi”. Comunque restò per me sempre eccezionale e stupefacente la libertà e varietà di mezzi con cui egli aggredì la sua passione artistica, con elaborati ad un tempo raffinati e barbarici, schietti ed impetuosi, tutti risolti con enorme impeto ed entusiasmo. Specie nella scultura su rame e su ferro egli parve sfogare questo suo primo ordito, genuinamente primitivo, ma favoloso e poetico, e non è facile ridire del fascino di queste grandi scheggiature di ferro e di rame, di questi temi di guerrieri ed in specie il Don Chisciotte a tutto sbalzo, fatti senza l’ausilio di una cultura profonda e cosciente, senza avere mai letto Cervantes, ed unicamente affidatosi ad un mondo di favole raccontategli ed assunte d’acciaio, ma non per questo meno sentite e potenti, e rese come una furente soffocazione plastica. D’altra parte fu proprio questo impetuoso lavoro di ricordo e di fantasia ad avvertire l’artista dell’esigenza di una maggiore leggibilità figurativa, della ricerca di un rapporto molto più elegiaco e tranquillo.

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Dino Villani - "dalla rivista: Parliamoci", 1971

Dino Villani«Angelo Marchetti ha mostrato nei suoi disegni e dipinti esposti alla Galleria La Cripta (a.1971), il suo impegno di far sentire l’uomo teso nello sforzo per liberarsi dal peso e dalle costrizioni della materia, per cercare di ritrovare lo spirito puro da cui è nato. Il discorso grafico dei disegni, viene condotto col solo filo di contorno per marcare l’espressione dei personaggi, mentre nei dipinti l’artista si vale di tutti i mezzi (forte disegno, prospettive audaci, contrasti vivi, colori vibranti, composizioni serrate) per riuscire maggiormente efficace. 
Un artista serio che combatte la sua battaglia come un crociato: con autorità e fermezza, conducendo tuttavia avanti anche la sua maturità artistica poiché egli sa che si può divenire più persuasivi con un linguaggio suadente»


Dino Villani (Nogara, 16 agosto 1898 – Milano, 13 marzo 1989) è stato un pubblicitario, pittore, grafico, incisore e critico d'arte italiano.

Luigi Bracchi - Milano, Luglio 1971

... Alla Galleria La Cripta, espone per la prima volta Angelo Marchetti che presenta grandi quadri simbolici schizzati alla brava con gli immancabili cavalli che sono sempre stata la sua preferita ispirazione. L’impeto di questa sua pittura estremamente decisa, garantisce futuri sviluppi a questo nuovo pittore che si presenta tanto coraggiosamente alla ribalta. 


Il prof. Luigi Bracchi (1892–1978) è stato un noto pittore, scultore e insegnante italiano originario di Tirano e attivo a lungo a Milano.

Alfredo Marchesi -  Milano, 27 marzo 1973

«I poteri della mente, l'intelletto, il genio, sono le maggiori potenze che la Natura creata da Dio, distribuisce al genere umano. 
La sua comparsa, (ultimo animale creato da Dio a sua simiglianza,) a carponi, raziando, stupito, non per nulla perse.  
Si concentrò, crebbe, si moltiplicò, si comprese. Cominciò a grafitar sui massi, a coprirsi, e ad estendere per necessità di vita il complicato groviglio del cumolo dei suoi poteri.
La via ebbe inizio. Si creò il binomio, (Arte-Uomo.)
Tù Angelo Marchetti, che la tua vita si innalza verso il sublime ancora in età immatura; è come se ti inoltrarssi in un fitto bosco dove la luce leggermente filtra fra le centenarie piante dove l'orizzonte appena si intravede ora sereno, ora coperto di nubi. Solo al calar del sole t'accorgi che il giorno sta per finire per la posizione inclinata che lascia in ombra le cime filtrando fra i tronchi più radi.
Te ne ritorni a casa raccogliendo le tele appena bozzate e segui il sentiero fiancheggiato dal ruscello che ti da la gioia al vederlo, odi il mormorio dell'acqua che scorre al piano che ti da quel senso di benessere e una tranquillità  per il tuo lavoro.
La tua sensibilità, la raccolta delle immagini, elucubrate dalla fantasia, la tua capacità artistica che osserviamo sulle tue tele, ci rendono partecipi al godimento dello spirito dimenticando per un momento le amarezze della vita di tutti i giorni...
...Non ti sei condotto, hai seguito la verità che Dio predilige e che tutti noi ammiriamo, hai raggiunto le più alte vette che può arrivare un artista creandoti Maestro delle future generazioni che si dedicheranno allo studio delle Belle Arti.»


Prof. Alfredo Marchesi - Scrittore lidico d'arte

Giuseppe Nasillo 


«Più che esposizioni figurative nel significato tradizionale del termine le composizioni di Angelo Marchetti sono degli eventi che impaginano forze spirituali in antagonismo tra di loro».


Giuseppe Nasillo è stato un critico d’arte, insegnante di italiano ed editore di Pentarco, casa editrice specializzata in libri d’arte.

Ettore Ceruti 

«Io credo che non si possa meglio definire l'opera pittorica di Marchetti che uno stupendo viaggio negli infiniti mondi dello spirito. Egli riesce sempre a darci, in una ben equilibrata ed armoniosa spazialità, una profondità di sentimenti che nei toni lievi, caldi vibranti, tesi ad evocare i suoi soggetti in un alone di poesia pura, si esprimono amorosamente, e diremmo, religiosamente. In lui colpisce il vigore delle idee che si impone ai sensi e che veste di concreto i fantasmi dell'immaginazione; è evidente, inoltre lo sforzo continuo di impoverire e sdrumare il colore nel fine certo di imporre la costruzione e l'offerta di un'infinità di sentimenti e di splendori di bellezze, che dagli occhi scende dentro l'anima castigando ogni tentazione d'effetto e di eccesso cromatico. La sua pittura nasce quindi da un travaglio, da un anelito verso una purezza assoluta...».


Ettore Ceruti - storico d’Arte

Renato Cuzzoni - Milano, 19 febbraio 1975

L’arte di Angelo Marchetti ci appare semplice e complessa al tempo stesso. Questo artista milanese, non più giovanissimo, che non ha lunga consuetudine di mostre personali per il semplice fatto che la sua schiva umanità mai vi ha attribuito molta importanza, si presenta finalmente con una panoramica validissima della sua ultima produzione; non un’antologica quindi, essendo le sue opere precedenti irreperibili ormai pur se ben collocate, disperse come sono presso una moltitudine di collezionisti piccoli e grandi. Perchè si tratta di un pittore circondato da un appassionato consenso di esaminatori, non ignoto al pubblico, da quello più evoluto e culturalmente preparato a quello più sprovveduto ma forse per questo motivo più sensibile e spontaneamente onesto.
L’uomo Marchetti è timido, ma il mite sguardo che osserva il mondo ed i suoi interlocutori potrebbe tuttavia indurre in inganno, essendo l’audacia del pittore Marchetti di una virulenza sconcertante, al di là di ogni possibile immaginazione.
Di poche letture, ma essenziali; il Vangelo sempre! e pertanto, come la divina testimonianza di una realtà trascendente è stata divulgata dagli evangelisti per mezzo di un linguaggio piano alla portata di tutte le menti, anche le più incolte; così i temi del nostro pittore vengono trattati con forme e figure tradizionali senza lasciare il benché minimo spazio ad incertezze espressive, e il discorso nasce e si sviluppa con evidente semplicità e chiarezza, nella continua preoccupazione di essere capito da chiunque; perchè la vera grande arte sta appunto tutta qui, e cioè nell’essere depurata da ogni elucubrazione pseudofilosofica, di per sé destinata solo alle astruse élites della paracultura, che non fanno storia ma solo noia, nevrosi e paranoia.

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Renato Cuzzoni


Biografia e personalità artistica: Angelo Marchetti è nato il 10 gennaio 1930 a Milano, (ma, solo il giorno dopo viene registrato all'anagrafe del Comune di Milano).
Alternando l'attività di pittore a quella di scultore ed incisore, Angelo Marchetti è riuscito a costruirsi un modulo espressivo personale in cui è difficile scindere l'oculata conduzione disegnativa dalle componenti plastiche e cromatiche. Nel gesto esasperato, volutamente deforme ed irregolare delle sue figure è facile avvertire la percezione di stimoli polivalenti nei quali l'irruenza e l'istinto trasudano ad ogni passo, quasi ad evidenziare il turbinio psicologico che attanaglia continuamente l'essere umano deambulante «spinte vel sponte» sotto l'impenetrabile coltre della sua esistenza. «Il mio intento» - afferma l'artista milanese - «è quello di cercare, cercare, cercare, per scoprire la logica per la quale mi trovo nella condizione e nella posizione di uomo.   Esternarsi attraverso un mezzo, nel mio caso l'immagine figurata, e nel contempo valutare nell'intimo i doni positivi e gli stimoli negativi; positivi, come riconoscimento che sento veramente tale,  negativi in tutta la loro accezione».
Una componente diarchica sembra continuamente affiorare nei lavori di questo artista che parla di lotte incessanti tra edonismo e patimento, tra Bene e Male, tra Ormudz e Ariman, e quali (bisogna purtroppo convenirne) sono retaggio insopprimibile della bisaccia esistenziale che ci trasciniamo ininterrottamente appresso. Il discorso che Marchetti propone con encomiabile convincimento appare ancora più apprezzabile se si pensa per un attimo che egli conversa senza poggiare su supporti di scuola o di formazione accademica alcuna, se non su quelli di una personale e continua stratificazione empirica guadagnatagli dal suo impegno di autodidatta che sappiamo sempre più laborioso e sofferto di qualunque corso di studi regolari.

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© 2026 Eredi dell'artista Angelo Marchetti.
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Ultima opera (K458) inserita il 2 agosto 2026

 

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