"Senza titolo"
Acquarello su carta, cm.30x20 (Cat.468)
Testo dell'Associazione (ADAAM) - non è critica indipendente.
Analisi criticaLo spazio non descrive un luogo ma una condizione dell'anima, sospesa tra la terra e la luce che la chiama. La composizione si regge su due tensioni: una verticale, tra caduta ed elevazione; l'altra tra il chiuso e l'aperto. A sinistra la scala che scende, a destra la finestra che guarda in alto, e al centro il calice, dove le due tensioni si annodano. Il calice è il cuore dell'opera. La coppa rossa rimanda insieme al vino consacrato, sangue versato per la redenzione, e al vaso ermetico della trasmutazione, dove la materia grezza si compie. Quel rosso è la rubedo alchemica e il colore del sacrificio. Ma il dato più forte è la posizione: il calice è sospeso sopra un'apertura nera, sull'abisso. La salvezza non sta al riparo, si offre sul bordo del nulla. La scala arancione è la scala di Giacobbe, legame tra terra e cielo; qui però la via comincia con una discesa, con la morte al vecchio uomo che precede ogni risalita. Le due figure dicono il resto. Quella biancastra racchiusa nella fenditura di sinistra è l'anima nella sua verità, l'immagine di Dio sepolta nel corpo che la nasconde; il parallelepipedo che la contiene è quel corpo, prigione e custodia della luce. La silhouette nera sulla finestra di destra volge invece le spalle alla luna, benchè possa avere una via, un chiarore, e sceglie di restare rivolta al buio interno della stanza. La luna è la luce notturna e riflessa, primo grado di chiarore nella notte del mondo, richiamo ancora sommesso. Che la figura le dia le spalle cambia il senso di tutta la scena: non è l'anima in cammino, è l'anima che dimentica, sorda alla chiamata che pure le è vicinissima. Da qui nasce la tensione che regge l'opera; non un percorso già avviato, ma il suo presupposto mancante, la conversione dello sguardo. La luce vera è imprigionata e non può liberarsi da sola; l'anima che potrebbe volgersi non lo fa; il calice attende sopra l'abisso e la scala pronta a scendere indica che la via è disponibile. Manca solo l'atto. Tutti gli strumenti della grazia sono in scena, ma restano inattivi finché la figura non compie il gesto più semplice e più difficile, voltarsi. Marchetti fissa quell'istante sospeso, il momento immediatamente precedente alla conversione, quando ogni cosa è pronta e la coscienza non ha ancora aderito.